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Italia contro la pirateria: giudici, giudizi e giudicandi.
novembre 2008 da Lobotomia
Roma, “Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato”, questo è il titolo della conferenza organizzata dagli “Stati Generali del Cinema”.
Si è parlato della possibilità di trovare valide alternative al blocco della pirateria in Italia, a tal proposito si è espressa la SIAE nella persona di Giorgio Assumma, membro del Comitato contro la pirateria istituito presso la Presidenza del consiglio.
Cito testualmente:
Le leggi attuali sono perfette, prevedono sanzioni durissime sia sotto il profilo civile che sotto il profilo penale. la pirateria è una sfaccettatura di un fenomeno di inciviltà culturale, i ragazzi che imbrattano i muri, che rovinano le suppellettili nelle scuole, che fanno le corse ubriachi sono elementi di questa società incivile che acquista prodotti contraffatti. Bisogna insegnare ai giovani cosa è lecito e cosa è illecito.
In poche parole il sig. Assumma getta la colpa delle azioni non lecite dei giovai alla pirateria, addirittura giudicando sprezzamente azioni come il wallpainting che talune volte risulta essere “arte”.
Il discorso continua con un forte richiamo alla dottrina Sarkozy sulla quale non ci sono dubbi, sembra essere la chiave fondamentale per una legalità cercata.
La domanda che sorge spontanea è una sola: si cerca legalità o si cerca di far tornare soldi all’industria delle major?
La risposta non tarda ad arrivare da Francesco Scardamaglia rappresentante di Cento Autori, il quale si mostra favorevole al controllo degli ISP da parte di un organismo di filtraggio, che dia la possibilità di “scovare” i trasgressori, al quale si contrappone il dubbio o meno da parte degli ISP stessi sul divulgare o meno gli IP degli utenti. Un richiamo al grandissimo George Orwell e al suo 1984, una sorta di controllo da parte di un occhio onnipresente nella vita dei netsurfer.
In contrasto con la posizione di Francesco Scardamaglia troviamo Stefano Quintarelli il quale sostiene:
per risolvere un problema non se ne possono creare altri cento, il Parlamento Europeo si è espresso in modo molto chiaro. Multiamoli, ma è come dare una multa per il divieto di sosta: se non hai l’offerta dei posti auto a prezzi ragionevoli la gente continuerà a parcheggiare in divieto di sosta. Se vado in un ristorante e vengo trattato male cambio ristorante, se ho il monopolio dei ristoranti posso permettermi di trattarli male, come nelle tavole calde degli aeroporti. Ma quello è l’assenza del mercato: io sono a favore del mercato.
Il sarcasmo delle risposte di Quintarelli mostra come effettivamente ci siano politiche antipatiche e strane dietro quello che viene oggi definito il problema dietro la rete.
Oggi le parole come “pirateria” vengono accostate alla parola “crimine”, “criminale”, “ladro”, invece di comprendere che dietro le lamentele delle major c’è solo un mondo fatto di soldi e denaro. Come espresso in un articolo precedente, la domanda sorge spontanea:
Lo Stato ha volontà di piegare i cittadini a non aver alcun diritto? Possibile che in tutto e per tutto vengano violate proprio quelle leggi che ci fanno esseri “liberi” come il diritto all’informazione e alla privacy?
Possibile che ci si debba piegare ai voleri economici della major?
Prendo spunto dalle parole di un “poeta” della musica, un uomo che ci ha lasciato moltissimi anni fa:
“…l’arte è l’essenza della vita, quando suono la mia chitarra spero sempre che la sentano dal palazzo di fronte. Suono perchè la musica possa arrivare da qui in Africa, in Australia e in tutti i posti dove io non posso andare, suono perchè tutti imparino una stessa canzone…. Amico, questo è lo spirito!”
Jimi Hendrix






























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novembre 4th, 2008 alle 15:01
…la domanda sorge spontanea anche a me,
ma quando succederà che ci si renderà conto che Gelmini a parte e Berlusconi anche, tutto questo marasma di negazioni contro noi utenti porterà ad un radicale comportamento antisociale e rivoluzionario, cambieranno le cose? Sembra che tutto stia tornando ad essere come quando l’Italia era governata da Borboni, Asburgo e papato…
Il popolino non ha più nessun diritto, sembra di vivere nel continuo controllo dettato dalla paura dei bravi di Don Rodrigo